L’allattamento: materno o artificiale

L’allattamento: materno o artificiale

GRAVIDANZA
L’allattamento: materno o artificiale

Allattare è una scelta; divisiva, come la maggior parte delle scelte. 

Salvo impedimenti dovuti a cause genetiche molto rare, tutte le mamme hanno latte e ne hanno abbastanza. Quello che invece non sempre hanno, e non per colpa loro, è tempo, pazienza, informazioni esaustive in merito alla pratica e possibilità di dedicarvisi. 

 

Una cosa è certa: ogni mamma ha il diritto inalienabile di decidere se allattare il proprio bambino al seno oppure artificialmente. 

 

Nonostante le opinioni degli specialisti convergano nell’indicare il latte materno come un alimento insostituibile, i tassi di adesione all’allattamento al seno non sono alti. (I dati più recenti elaborati dall’Istat indicano che nei primi giorni di vita del neonato il 90% delle donne italiane inizia ad allattare al seno; a quattro mesi l’allattamento esclusivo crolla al 31%; e soltanto il 10% delle mamme continua ad allattare oltre i sei mesi.) Si rinuncia quasi sempre a causa delle difficoltà nel conciliare l’allattamento con il resto delle attività quotidiane: il lavoro, altri figli, le resistenze culturali che ancora limitano la pratica negli ambienti esterni, la fatica che comporta. 

Se fosse facile l’OMS e l’UNICEF non ne farebbero una missione: i congedi sono inadeguati, i luoghi di lavoro non sono attrezzati, la gestione del neonato è impegnativa, gli ammortizzatori sociali mancano. 

Le condizioni soggettive indirizzeranno per il meglio la vostra decisione. La parola d’ordine dovrà essere buonsenso

 

Riteniamo importante, tuttavia, farvi conoscere le implicazioni di ciascuna di queste soluzioni. 

 

Vostro figlio ha certamente più bisogno di voi che del vostro latte; se non ve la sentite o non potete, se costituisce per voi un sacrificio o un impegno insostenibile, assolvetevi. Il bimbo starà ugualmente benissimo. In questo terzo millennio la tecnologia è dalla vostra parte: dal punto di vista prettamente nutritivo, ora come ora la differenza è minima. Il latte adattato contiene pressoché gli stessi nutrienti e garantisce risultati eccellenti. 

Esiste una tradizione culturale secolare secondo la quale la mamma è tenuta a sacrificarsi per la prole: il nostro consiglio è di intraprendere l’avventura della maternità senza farsene condizionare. Anche le mamme hanno delle esigenze; e se queste sono importanti per l’equilibrio interiore e la sanità mentale occorre non trascurarle. L’obiettivo è essere madri serene e pertanto capaci di trasmettere serenità. Se farete rinunce insopportabili in omaggio a un malinteso spirito di servizio, prima o poi queste rinunce finiranno per pesare a voi, a chi vi sta intorno e anche al bambino. Meglio un biberon dato con amore dal papà che il seno di una mamma nervosa, oppressa, dolorante, infelice o insoddisfatta.  

 

Detto questo, ci sono mamme che hanno amato e amano l’allattamento. D’altronde i benefici dell’allattamento al seno non sono pochi, a partire dal beneficio psicologico per entrambi i soggetti coinvolti (allattare al seno provoca un naturale rilascio di endorfine, note per la loro potente attività analgesica e eccitante). 

Si tratta di un atto primordiale, che accomuna le femmine di tutti i mammiferi. 

Il seno per il neonato è un oggetto in prima istanza emozionale. L’attività della suzione è già di per sé un’indiscutibile fonte di piacere; e tale attività contemporaneamente incarna (nel senso più letterale del termine) il concetto di introiezione, cioè di impossessamento dell’oggetto attraverso l’introduzione. La ricerca del latte permette al neonato di orientare una sua pulsione del tutto istintuale. E dall’interazione tra pulsione e oggetto nasce la relazione oggettuale; è così che si avviano così i primi legami. 

E, naturalmente, il seno della mamma è il primo oggetto con cui il neonato entra in relazione sul piano fisico: oltre a nutrire esso dà quiete, calore, sazietà, benessere e tranquillità. Il latte è pappa, ossia gioia; protegge dalla fame, dalla sete ed essendo caldo, in qualche misura, anche dal freddo. Per giunta, nell’atto, la nutrice prende il bimbo in braccio. Insieme al sapore, insieme al pancino che si riempie, c’è anche l’odore della mamma, ci sono la sua voce e il suo viso. C’è l’innamoramento. Il bimbo s’innamora della mamma e lei di lui. È una dinamica che conviene a tutti, perché il piccolo tiranno è in genere un tipo piuttosto esigente.

 

Millenni di evoluzione hanno messo a punto un meccanismo di straordinaria e affascinante complessità. La lattazione è un sistema naturalmente bilanciato. Il latte materno è un alimento ‘vivo’ in costante evoluzione; muta la sua composizione rispondendo alle esigenze ogni giorno rinnovate del bimbo; non si può eccepire che sia il mezzo migliore per garantire lo sviluppo e la crescita del neonato. Le immunoglobuline della mamma passano al bambino attraverso il latte, garantendogli uno scudo immunitario nei primi mesi di vita. Un corretto attacco al seno scongiura la possibilità di aerofagia e dunque delle tanto temute coliche; contribuisce a una corretta formazione del microbiota e a un adeguato sviluppo cerebrale. Altrettanto rilevante è la funzione preventiva: nei bambini non allattati al seno aumentano i casi di sovrappeso, obesità, diabete e aterosclerosi in età adulta.

 

Occorre ugualmente non sottovalutare la potenza della natura; giacché i benefici dell’allattamento al seno sono molteplici anche per la madre. E’ un momento che rafforza e consolida il legame con il neonato; consente di familiarizzare con lui e di affinare la conoscenza dei suoi atteggiamenti e comportamenti, cosa che tornerà di grande aiuto, poiché è affidato a voi e non sa parlare. Inoltre l’aumento dell’ossitocina e della prolattina favoriranno l’involuzione uterina, ossia il ritorno dell’utero alle sue normali dimensioni, e dunque una ripresa dello stato di forma vostro e del vostro (provato) addome. Ed è certo che si tratti di una soluzione pratica ed economica: il latte è sempre disponibile e già a temperatura, non occorre strumentazione, non serve preparare miscele. L’importante è iniziare con il piede giusto. Vediamo come.

 

 

L’allattamento: il primo attacco

 

Al momento del parto, il secondamento fisiologico della placenta origina la montata lattea; la dinamica di base di tale evento è l’aumento della prolattina (un ormone secreto dall’ipofisi anteriore, che ha come organo bersaglio la mammella). 

Il parto cesareo non sarà un impedimento in questo senso; la placenta verrà estratta in ogni caso, avviando il medesimo processo di produzione del latte. La suzione del capezzolo da parte del neonato contribuirà a favorirne il meccanismo: per questo motivo occorre “attaccare” il bambino più presto possibile. 

Non è necessario utilizzare creme o disinfettare: il latte materno e la pelle dell’areola forniscono le necessarie sostanze emollienti e antibatteriche. Esistono in commercio dei paracapezzoli: se l’attacco sarà accurato, non vi saranno in alcun modo necessari.

Un attacco corretto conviene a tutti: alla mamma, perché eviterà inutile dolore, tagli, ragadi e fastidi di ogni sorta. E naturalmente al bambino, che inizierà in questo modo a sfruttare il suo istinto senza esserne tradito. 

 

Un bambino appena nato ha uno stomaco piccolissimo; le prime poppate gli consentiranno di assumere poche gocce di colostro, (una sostanza giallastra molto nutriente) già sufficienti ad avviare la sua alimentazione autonoma; e gioveranno alla lattazione della mamma, come già detto.  

Per posizionarlo bene bisogna che in corrispondenza del capezzolo si trovi il suo nasino, non le labbra, in modo che per prendere il seno il bimbo debba piegare all’indietro la testa e spalancare bene la bocca. In questo modo il mento arriverà al seno prima del naso, ci affonderà proprio dentro, e il capezzolo punterà verso il palato, non verso il centro della bocca. 

Per evitare ragadi e indolenzimenti, se la mamma vuole staccare il bambino dal seno mentre poppa, conviene non allontanarlo bruscamente. Provate così: inserite il dito mignolo all’angolo della sua bocca, interrompendo il vuoto d’aria. Si staccherà da solo senza traumi per nessuno.

Il colostro ha un lievissimo effetto lassativo sul bambino; tale circostanza, apparentemente negativa, è invece molto importante per favorire il primissimo passaggio delle feci (dette meconio, di colore verde scuro) all’interno dell’intestino “vergine”. In questo modo, la porzione colica potrà sviluppare quella che sarà la sua flora batterica definitiva (presente sul seno materno e selezionata grazie al potenziale immunitario dell’alimento). Non è tutto; questo blando effetto lassativo ha la funzione di promuovere l’escrezione di bilirubina dall’organismo del bambino, il quale tende a ritenerla in eccesso, tendendo all’ittero. L’allattamento contrasta questo surplus di bilirubina.

I segnali dell’imminente arrivo della montata lattea sono l’inturgidimento e l’aumento di volume del seno, un calore ben localizzato e la sensazione di tensione alla cute mammaria. Talvolta, a questa fase può associarsi anche la comparsa di un intenso flusso di latte quando si preme lievemente in corrispondenza dell’areola mammaria.

Entro breve tempo, tali sintomi tenderanno ad attenuarsi e la produzione di latte si stabilizzerà. Il colostro si trasformerà dapprima in “latte di transizione” (nei 2-7 giorni successivi alla nascita) e successivamente (15-21 giorni) in “latte maturo”. Rispetto al colostro, il latte risulta più opaco, e tende via via ad assumere il suo tipico colore biancastro. 

Saprete per certo che il bimbo ha espulso il meconio (il quale è costituito dal materiale ingerito dal feto durante la vita intrauterina) e che sta mangiando e digerendo il vostro latte, dal colore delle feci, che diventeranno chiare, tendendo al giallo/arancione. Generalmente questo accadrà circa 24 ore dopo la nascita. 

Il colostro non è il latte della strega!

 

Il colostro contiene una grande quantità di globuli bianchi e di immunoglobuline, ed è ricco di fattori di crescita. In sintesi, gli antimicrobici e i fattori di crescita rappresentano la principale componente bioattiva del colostro; mentre i primi selezionano la flora batterica intestinale e tutelano la mucosa dai patogeni, i secondi promuovono lo sviluppo dell’intestino stesso. 

Il colostro è anche ricco di proteine e, tra queste, non mancano le albumine; si tratta di peptidi estremamente utili nel trasporto di numerosissime sostanze (come farmaci, ormoni, ecc.), di sali minerali, di globuli bianchi (leucociti) e vitamine. 

Nel latte di transizione, rispetto al colostro, aumenta la percentuale di grassi e lattosio (quindi l’apporto calorico) e diminuisce la quota di proteine e minerali.

Segnali di fame

 

Il pianto è un segnale tardivo di fame. Il neonato può manifestare il bisogno di attaccarsi al seno con sintomi più precoci, come aprire la bocca, succhiarsi i pugnetti, muovere gli occhi sotto le palpebre, fare dei rumoretti o muovere la testa da un lato all’altro. Imparare a riconoscere i segnali di fame sarà uno strumento per voi utilissimo. L’indicazione generale è di attaccare il bambino al seno secondo richiesta; riteniamo tuttavia che tale indicazione possa risultare fuorviante per chi si trovi alle prime esperienze. 

 

Allattamento a orario o a richiesta?

 

Il bambino può piangere per diverse ragioni: troppa luce, troppi stimoli, troppo rumore, ha il pannolino sporco, è troppo coperto e quindi ha caldo, e molti altri motivi.  Pensare di risolvere il suo pianto sempre solo ed esclusivamente con il cibo non funzionerà. 

Per quel che concerne la questione quasi dicotomica tra allattamento a orario e a richiesta mi permetterò una divagazione, ossia riporterò la conversazione con una anziana nutrice di mia conoscenza. Informata che il bambino sarebbe stato nutrito a orario domandò quale fosse la cadenza indicativa stabilita per le poppate, e le fu risposto due ore e mezza o tre. Il suo commento fu che salvo imprevisti, se la mamma del medesimo bambino avesse stabilito di preferire la strategia opposta, ossia il nutrimento a richiesta, avrebbe con ogni probabilità finito con l’allattare agli stessi identici orari. 

Questo per dire che certo, sì, se il bambino vuole il seno glielo daremo, in particolare se fa caldo potrebbe banalmente avere sete, ma non c’è motivo valido al mondo per farsi ridurre in schiavitù.  Le poppate sono pasti, lo stomaco dev’essere riempito per bene per poi svuotarsi. Ma come essere certi che lo stomaco si riempia, ossia che il bambino mangi?

 

Per prima cosa occorre osservare il bambino. Si può facilmente dire che l’osservazione, pratica ben nota ai clinici, sia l’azione di cui nessuna mamma può fare a meno. Osservandolo spesso e a lungo, imparerete a riconoscere i suoi comportamenti. Quando il bambino sta “bevendo” bene, e dunque assumendo latte, la sua suzione mostra una sequenza “apri-pausa-chiudi”. Noterete anche dei movimenti di tutto il viso, evidenti in particolare nei pressi dell’orecchio e della tempia. Quando il bimbo sta poppando attivamente non è necessario fare nulla. Quando invece smette di poppare operosamente e “ciuccetta” (la bocca si muove ma senza movimenti verso le tempie e le orecchie), sarà il caso di interromperlo. E se si sta addormentando troppo presto, di svegliarlo un pochino, stimolandolo dolcemente dietro l’orecchio. 

Non tramutare la poppata in una pratica oziosa converrà a entramb

 

 

Frequenza e durata delle poppate

 

In media un neonato necessita di 8-9 poppate nell’arco delle 24 ore. Alcuni neonati fanno poppate frequenti e ravvicinate (poppano ogni ora per 2-6 ore, poi dormono per un periodo prolungato); la maggior parte, invece, poppa ogni 2-3 ore sia di giorno che di notte. Nel giro di poco individuerete un tempo di sonno più lungo degli altri: rispettando i suoi tempi potrebbe essere un buon modo per iniziare a incoraggiarlo a seguire un ritmo circadiano. Di grande aiuto sarà anche stabilire una routine; regolarità delle azioni e abitudini ripetitive lo tranquillizzeranno, e renderanno la vita più facile anche a voi. Tenete anche presente che l’allattamento è un’attività impegnativa e di responsabilità; per quel tempo limitato astenetevi dal fare altro.

 

La durata di una poppata dipende da numerosissimi fattori. Dato che la maggior parte del latte viene succhiata nei primi 5-10 minuti, molti bambini la terminano spontaneamente in meno di un quarto d’ora, mentre altri possono richiedere più tempo. Prima di cambiare lato, comunque, è consigliabile che il neonato svuoti completamente la mammella dato che il secondo latte  è quello più ricco di grassi, quindi saziante, mentre il primo – più acquoso e con ottime caratteristiche reidratanti – placa la sete. Lo stato di rilassamento materno favorisce il flusso di latte; per questo durante la poppata la madre dovrà provvedere a trovare un posto e una posizione comodi per entrambi. La durata della poppata, in ogni caso, non dovrebbe superare i 30 minuti; un bambino che tende a rimanere troppo a lungo attaccato al seno materno incontrerà difficoltà nel trovare la giusta regolarità nell’alternarsi delle fasi di alimentazione e riposo. Vi è inoltre il rischio che lo prenda per un gioco e che ingerisca aria, procurandosi incresciose coliche gassose; per la madre aumenta il rischio d’irritazioni del capezzolo e di temibili e dolorose ragadi. 

 

Un’ultima precauzione: se a ogni poppata vengono usati entrambi i seni, sarà bene iniziare dal seno che è stato utilizzato per ultimo. Quando invece viene utilizzato un solo seno per volta, per ovvie ragioni sarà necessario alternarlo di poppata in poppata. In buona sostanza: ricordatevi di ricordare con quale seno iniziare la poppata successiva. Non preoccupatevi se appare meno “pieno”. Dal momento che la produzione di latte inizia quando il piccolo comincia a succhiare, non occorre aspettare che il seno “si riempia”; il seno non è di per sé pieno oppure vuoto come una bottiglia. Produce latte in proporzione a quanto viene stimolato.   

 

È buona norma lasciare il bambino attaccato alla mammella fino a quando si stacca spontaneamente; a volte si sazia con un solo seno, altre volte succhia da entrambi. 

La durata della poppata può variare sensibilmente da una settimana all’altra, fenomeno che riflette – nella maggior parte dei casi – un adeguamento alla crescita del bambino. Se nei primi giorni il tempo della poppata sarà più breve, esso potrebbe tendere ad allungarsi in ragione di una aumentata richiesta; e si presenteranno di tanto in tanto degli scatti di crescita (1-2 settimane, 1 mese, 3 mesi, 6 mesi), in cui il bimbo potrebbe apparire più irrequieto, più affamato o addirittura insaziabile. Non fatevi prendere dal panico e tollerate di tenerlo attaccato più a lungo in queste fasi, che di solito durano solo pochi giorni. La produzione lattea è infatti regolata dalla richiesta; quanto più frequente e vigorosa è la suzione, tanto maggiore risulta la quota di latte consumata e tanto più abbondante quella prodotta. 

Questo è l’unico motivo per cui risulta particolarmente difficile gestire un allattamento misto. In seguito a una o più poppate ricevute dal bambino e non erogate dalla madre, frequentemente accadrà che la produzione materna risulti inadeguata all’appetito del bimbo, procurando frustrazione a entrambi e conducendo alla dichiarazione, spesso avventata: “non ho più latte”. 

Naturalmente dev’essere possibile assentarsi per qualche ora; per questo motivo riteniamo che non sia possibile gestire un allattamento esclusivo senza avere a portata di mano una buona pompa tiralatte. Il latte materno può essere conservato per 36 ore in frigo e fino a 6 mesi in freezer.  

 

Igiene

 

Prima regola, attenzione alle mani: bisognerà igienizzarle scrupolosamente prima di cominciare l’allattamento. Ed è anche opportuno non dimenticare di lavare il seno prima e dopo ogni poppata; l’acqua tiepida sarà sufficiente, mentre in genere risultano sconsigliati saponi, unguenti, pomate e soluzioni detergenti e antisettiche. Questo genere di sostanze può irritare la pelle e conferire al capezzolo un odore o un sapore sgradevoli. Al termine della poppata asciugate i capezzoli e copriteli con una compressa di garza sterile; il bambino, nel frattempo, andrà mantenuto in posizione verticale per qualche minuto, in modo da favorire l’insorgenza di un eventuale, e non obbligatorio, ruttino.

 

Starà mangiando abbastanza?

 

Oltre a fare registrare un ridotto aumento di peso, il neonato scarsamente allattato può piangere spesso, rimanere troppo a lungo attaccato al seno, apparire letargico e mostrarsi insoddisfatto al termine della poppata. Addirittura può arrivare a rifiutare il seno. 

 

Bisognerà imparare a osservare come si comporti e come si stia sviluppando. Se si rilassa dopo la poppata (mani aperte, braccia abbandonate) e se appare soddisfatto almeno per qualche minuto. Anche tenere sotto osservazione se sporca un numero sufficiente di pannolini (nelle prime sei settimane almeno tre scariche abbondanti al giorno) è un altro buon segnale.

 

Se temete che il bimbo stia mangiando troppo poco provate ad aumentare la frequenza delle poppate; se il vostro bambino non chiede molto spesso provate a offrirgli il seno trascorse 3 ore dall’ultima poppata. Capita che bimbi letargici siano considerati bimbi molto placidi e tranquilli: non fatevi ingannare.

 

I segnali che indicano una corretta e adeguata assunzione di latte sono: 

 

almeno 3 evacuazioni al giorno dopo il 1 ° giorno

scariche gialle e grumose dal 5°giorno

almeno 6 pipì al giorno dal 4° giorno (urine chiare)

è soddisfatto e contento dopo le poppate

assenza di calo ponderale dopo il 3° giorno

accrescimento di 20-30 grammi al giorno a partire dal 5° giorno

recupero del peso alla nascita dal 10° giorno

aumento di consistenza, peso e dimensione delle mammelle, e

i capezzoli non mostrano segni di lesione

la poppata toglie la sensazione di pienezza delle mammelle

 

I segnali che il neonato assume quantità inadeguate di latte durante le poppate sono:

aumento di peso inferiore a 18 g al giorno, a 125g alla settimana o a 500 g al mese;

il peso a 15 giorni di vita è inferiore a quello registrato alla nascita;

il neonato urina meno di 6 volte al giorno (urine di odore pungente e scure)

evacuazione di feci dure e asciutte.

 

Eventuali ostacoli di percorso; suggerimenti

 

Se dopo il parto non dovesse essere possibile attaccare il piccolo al seno, per stimolare comunque la produzione lattea, sarà fondamentale “tirare” il latte almeno 8-10 volte nell’arco della giornata per almeno un quarto d’ora. Non abbattetevi. Abbiate pazienza. In particolare per i bimbi prematuri il latte materno è molto importante.  Occorrerà, in casi del genere, “simulare” la sua richiesta di latte. Strumenti indispensabili saranno il tiralatte e delle buste contenitore facilmente reperibili in commercio. Molti ospedali accetteranno di somministrare il latte materno al piccolino. 

 

Ingorgo

 

La comparsa di un ingorgo mammario è cosa frequente. In genere consiste in:

  • presenza di dolore alla palpazione;
  • arrossamento della pelle.

È possibile che insorga la febbre (sotto 38,5°C); una febbre più alta è invece sintomo di mastite. Per quanto l’ingorgo tenda a risolversi spontaneamente attaccando al seno il bimbo, ci sono alcune cause che è opportuno conoscere e certi rimedi che possono aiutare. 

L’ingorgo è dovuto a un’inadeguata rimozione di latte dai dotti galattofori, la quale dà luogo alla formazione di un galattocele – avviserete un indurimento percepibile tastando il seno. Può capitare che il neonato non succhi tutto il latte perché la produzione è abbondante, perché egli non si attacca correttamente, perché non è in grado di succhiare quando e quanto vorrebbe. La produzione di latte molto denso, inoltre, può impedire al condotto di svuotarsi; è il caso di ricordare che è sempre fondamentale un’idratazione ideale quando si allatta.

 

Cosa fare in caso di ingorgo mammario? Certamente continuare ad attaccare il neonato aiuta, perché la suzione favorisce lo svuotamento; e accertarsi di indossare biancheria che non comprima troppo. Sarà utile applicare impacchi caldi sul seno e massaggiarlo delicatamente in modo da facilitare la fuoriuscita del latte; in genere una buona doccia calda risolve il problema.

Viceversa, l’esperienza suggerisce che l’uso della pompa tiralatte tenderà a rimuovere l’ingorgo solo temporaneamente: come detto, a ogni stimolazione (meccanica in particolare!) corrisponde una maggiore produzione di latte, che giustappunto in questo caso potrebbe, in capo a qualche ora, ritorcersi contro di voi.