Posizioni travaglio. Approfondiamo insieme!

Posizioni travaglio. Approfondiamo insieme!

GRAVIDANZA
Posizioni travaglio. Approfondiamo insieme!

Attraverso i secoli, nelle varie epoche e culture, che si tratti di scultura babilonese o di rappresentazioni rinascimentali, l’immagine ricorrente del parto rappresenta la partoriente in piedi. A quanto pare, per tradizione o per intuizione, gli esseri umani hanno sempre preferito far nascere i loro bambini stando in piedi e utilizzando a proprio favore il movimento. Sono pochi i documenti storici che descrivono parti avvenuti a letto e/o in posizione supina; in quasi tutte le raffigurazioni antiche, le dee, emblemi della potenza generatrice, mantengono una posizione verticale.

Solo nel diciottesimo secolo, quando l’assistenza alla nascita divenne parte della disciplina medica, furono introdotti dei supporti pensati per rendere più “comodo” il lavoro per gli operatori sanitari. La diffusione della posizione litotomica (vale a dire supina, con i piedi sollevati sopra il livello delle anche) è correlata all’utilizzo di strumenti e interventi esterni che hanno senz’altro contribuito a rendere la nascita più sicura, ma per certi versi contribuendo anche a rendere l’evento meno spontaneo, e il gesto meno ‘intuitivo’.

Ma anche la teoria medica, come tutto il resto, è in costante evoluzione; e negli anni più recenti l’automatismo litotomico è stato scardinato. La donna sa utilizzare il movimento spontaneamente, soprattutto per alleviare la sensazione dolorosa legata alle contrazioni uterine. Questa è proprio la funzione principale del dolore durante il travaglio: guida la donna nel movimento, la prende per mano nella ricerca di posizioni diverse che aiutino la progressione della dilatazione uterina, e per conseguenza il procedere del bimbo nel canale del parto. Muoversi, riposarsi, farsi massaggiare dal proprio compagno, aiuta ad affrontare il travaglio con la giusta serenità mentale; e la serenità permetterà all’utero di accordarsi come uno strumento musicale con il resto del corpo, in modo da attivarsi con contrazioni più efficaci e regolari.

Il dolore delle contrazioni è un segnale del naturale progredire della fisiologia, e il fatto che la natura in millenni di selezione abbia conservato questa funzione sembra volercene far ricordare il valore. La contrazione arriva, monta, e poi si allenta. Questo scatena il rilascio delle endorfine, che alleviano la sensazione di dolore regalando momenti di grande benessere. E poi daccapo, in modo da accompagnare il piccino verso la luce. Quando si avvicina la fuoriuscita della testa del bambino si può decidere di restare nella stessa posizione, ma occorre tenere conto che le posizioni erette sono associate a un leggero aumento delle lacerazioni vaginali.

La cosa più importante rimane fidarsi della propria percezione, e affidarsi agli operatori e ai professionisti che sosterranno il vostro travaglio. Le bisnonne andavano nei boschi a cercare un buon ramo di qualche pianta, voi potrete sperimentare posizioni che prevedono un appoggio, o una sospensione a parete o a soffitto, o una palla da yoga.

Dopo mesi di fase prodromica, caratterizzata da manifestazioni specifiche che iniziano già a partire dalla fine del 6° mese, con la formazione del segmento uterino inferiore e le contrazioni indolori di Braxton-Hicks (che durano giorni), ecco che a un certo punto le contrazioni diventano successive, regolari e dolorose. È questo il segno; inizia a quel punto la fase dilatativa, che dura ore. Quante, dipende anche in parte da voi e dal vostro spirito: non è un combattimento, è una collaborazione. Questa fase dilatativa si articola a sua volta in diversi momenti, fino alla completa dilatazione del collo dell’utero, che a quel punto consente la fuoriuscita del bambino. La fase espulsiva dura minuti. E anche questo, ossia quanti minuti, dipende in gran parte da voi.

Se si affronta il travaglio con calma determinazione, consapevolezza e gioia, non sarà difficile mettersi in ascolto dei suggerimenti che arrivano dal proprio corpo e dal proprio bambino: la maternità è un’avventura che comincia effettivamente proprio così, fin dalla notte dei tempi. Gli operatori e i medici vi incoraggeranno ad assumere la posizione che preferite, e anche a modificarla nel corso del travaglio lavorando a favore del processo – per esempio alle posizioni erette sono associate una minore durata del periodo dilatante e una minore frequenza di ricorso all’analgesia epidurale; e non risulta avere conseguenze negative per madre, feto e neonato.

Fidatevi della potenza di questo processo naturale; il vostro corpo nel corso della gravidanza si è adattato tantissimo e seguita a farlo, continuate a farlo con lui, non ostacolatelo. Voi sapete molto più delle bisnonne, e avete parli libertà, o molta di più.