Social time freezing

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INFERTILITà
Social time freezing

Maternità rimandata e fertilità

I dati presentati alla fine del 2023 dal Ministero della Salute sono chiari: in Italia circa il 344% delle donne partorisce dopo i 35 anni; in assoluto la percentuale più alta in tutta Europa. E non solo: se nel nostro continente il 7% delle donne partorisce dopo i 40 anni nel nostro paese questo è vero nel 9% dei casi. Considerare la scelta della maternità a 40 anni significa dover far fronte a un compito riproduttivo più complesso.

Le tecniche di crioconservazione

La crioconservazione è un’idea interessante. Può valer la pena valutare il processo preventivo di raccolta e successivo congelamento di ovociti non fecondati in assenza di una stringente necessità medica. Con questo metodo le donne possono prevenire la perdita di fertilità dovuta all’età e soddisfare il loro desiderio di avere figli in un secondo momento – ossia “scongelando” i propri ovociti.

Fino ai 35 anni la possibilità di rimanere incinta in una finestra favorevole e in buone condizioni di salute è circa una su quattro; in seguito e in ragione dell’età la possibilità di restare incinta diminuisce. Nondimeno esistono tecniche all’avanguardia che grazie al supporto di specialisti della riproduzione permettono di preservare la propria fertilità e potenzialità riproduttiva. Tra i molti c’è il Social Time Freezing una tecnica non nuova ma poco conosciuta che permette di congelare elettivamente gli ovociti. Se in passato tale pratica era destinata principalmente alle pazienti oncologiche oggi essa costituisce un’alternativa sensata per una pianificazione familiare flessibile sia essa dovuta a motivi privati professionali o finanziari.

Una sorta di assicurazione riproduttiva dunque che dovrebbe essere nota a tutte le donne e soprattutto a quelle che hanno problemi ginecologici (endometriosi scarsa riserva ovarica). Occorre precisare che si tratta di un trattamento a pagamento: in Italia si svolge in ambito privato; il Sistema Sanitario Nazionale lo prevede gratuitamente soltanto nel caso di patologie gravi in particolare se le cure necessarie rischiano di mettere a repentaglio la fertilità della donna.

Come funziona

Il Social Time Freezing consente di mettere da parte una quantità di ovociti quando le uova sono qualitativamente e quantitativamente migliori e più numerose in seguito a una breve stimolazione ormonale controllata personale e personalizzabile in base all’età alla riserva ovarica e alla storia individuale. Il concetto è stimolare la formazione contemporanea di più follicoli per poi recuperare gli ovociti con un intervento non rischioso che dura pochi minuti.

L’intervento ossia il prelievo dell’ovocita dura pochi minuti e prevede l’aspirazione delle cellule uovo dai follicoli attraverso una sonda dotata di un ago monouso. È possibile ricorrere a questa procedura anche superati i 35 anni; però quando si è più giovani il procedimento è più semplice le stimolazioni sono blande e il dosaggio degli ormoni è più basso perché la qualità degli ovociti è migliore.

Procedura

La stimolazione ormonale che in genere dura tra i 10 e i 14 giorni ha lo scopo di portare a maturazione il maggior numero possibile di ovuli entro il momento del prelievo. Per monitorare la crescita dei follicoli e tenere sotto controllo i livelli ormonali vengono effettuati controlli regolari tramite ecografia e prelievo di sangue. Questo aiuta anche a determinare se il dosaggio debba essere modificato e collabora a individuare il momento ideale per il prelievo degli ovociti. Una volta innescata con successo l’ovulazione il medico può iniziare la procedura di prelievo.

Questa ha luogo in sala operatoria e il prelievo viene effettuato in anestesia generale (seppur breve). L’intervento dura 15-30 minuti. Il medico rimuove i follicoli dalle ovaie mediante la cosiddetta “puntura vaginale del follicolo”: i follicoli vengono “aspirati” attraverso un ago molto sottile.

Dopo aver raccolto i follicoli un biologo specializzato esamina quanti di essi contengono un ovulo maturo. Gli ovociti adatti vengono quindi congelati a -196°C (“congelamento d’urto”). Questa procedura è chiamata anche “vitrificazione”: offre molti vantaggi non danneggia le cellule e ha un “tasso di ripristino” molto alto e quasi privo di rischi (98%). Gli ovuli vetrificati possono essere conservati per diversi anni. Maggiore è il numero di ovuli conservati maggiore è la possibilità di avere una gravidanza in futuro. Quando il momento giusto verrà gli ovuli verranno scongelati e potranno essere fecondati. Una volta iniziata la divisione cellulare l’ovulo fecondato potrà essere inserito nell’utero.

Probabilità di successo

Due fasi principali del processo determinano le successive probabilità di successo di una gravidanza da ovuli crioconservati: 1. il prelievo e 2. il congelamento. Uno dei fattori statistici più importanti per il successo è l’età della paziente al momento del prelievo degli ovuli. Questo perché la qualità degli ovuli diminuisce con l’aumentare dell’età. Anche la riserva ovocitaria naturale diminuisce con l’aumentare dell’età motivo per cui sono necessari più cicli per ottenere lo stesso numero di ovuli. Un’età critica per quanto riguarda la riserva ovocitaria si riscontra spesso intorno ai 35 anni poiché da questo momento in poi il tasso di nascite naturali diminuisce in modo notevole. In generale si consiglia di recuperare almeno 10-20 ovuli per il Social Freezing. Secondo uno studio del 2017 su 520 cicli ICSI le donne di 34 37 e 42 anni hanno rispettivamente il 90% il 75% e il 37% di possibilità di avere almeno un figlio con 20 ovuli congelati. Una donna di 20 anni mettendo da parte lo stesso numero di ovociti ha addirittura il 94% di possibilità.

Numero di nascite desiderate

Allo stesso modo si può considerare il caso in cui le pazienti desiderino nascite multiple sulla base degli ovuli congelati. Sempre ipotizzando la conservazione di 20 ovuli congelati una donna di 34 anni ha il 66% di possibilità di avere almeno 2 nascite. Per una donna di 42 anni invece la possibilità scende al 7%. Esiste una chiara correlazione tra l’età al momento del prelievo degli ovuli e la probabilità di successo di una successiva gravidanza. Resta vero in ogni caso che si tratta di dati statistici: indipendentemente dall’età il successo non è garantito.

Le ragioni del social freezing

Quando nel maggio 2014 alcune aziende americane tra cui Facebook e Google hanno annunciato che avrebbero pagato i trattamenti di social freezing delle loro dipendenti la notizia ha fatto scalpore. La questione ha aperto la strada a un discorso di natura sociale: fino a che punto è giusto incoraggiare le giovani donne ad anteporre la carriera alla pianificazione familiare? E fino a che punto è lecito aiutarle a farlo dal punto di vista medico?

Sebbene l’argomento sia stato oggetto di grande attenzione da parte dei media può darsi che il cuore della questione sia sfuggito. Si tende a ritenere che il social freezing venga fatto principalmente per motivi di carriera ma uno studio del 2013 riporta che solo il 10% delle intervistate ha indicato questa ragione. Una percentuale significativamente maggiore l’88% ha dichiarato di non avere un partner adatto ad avere figli. Il 2% ha addotto ragioni finanziarie o tra i motivi per rimandare la gravidanza ha indicato ‘altro’.