Gravidanza gemellare – frequenza, cause e curiosità

Gravidanza gemellare – frequenza, cause e curiosità

GRAVIDANZA
Gravidanza gemellare – frequenza, cause e curiosità

La gravidanza gemellare stupisce sempre. Si verifica con una probabilità di un caso su 80; ha sicuramente una componente ereditaria, ma non rari sono i casi di gemelli arrivati in famiglie senza alcun precedente; ed è associata a elevati tassi di complicanze materne e fetali.

Nondimeno, visti i progressi della scienza, e complice l’enorme accesso all’informazione che caratterizza questi anni, le gravidanze gemellari che giungono al termine in assenza di complicazioni sono sempre più frequenti.

Il fascino della cosa però è rimasto invariato, nei secoli dei secoli. La notizia che i bimbi in arrivo siano due, e non uno, lascia sempre di stucco. Inutile dire che anche solo per abitudine si tende a desiderare un figlio, ma raramente si arriva a pensarne due insieme. Almeno finché non capita. L’evento è straordinario per tutti, futuri genitori, parenti e amici; e a buona ragione, dal momento che nella specie umana la gravidanza gemellare spontanea è un evento piuttosto raro. Oltre all’incanto e al mistero, l’argomento da sempre porta con sé anche preoccupazione. Le due cose sono legate.

Nella mitologia di tutti i paesi del mondo la gemellarità rimanda al divino ma anche al conflitto o all’evento tragico. Apollo e Artemide figli di Giove e di Latona, erano gemelli. Una coppia gemellare particolarmente famosa è quella costituita da Romolo e Remo: identici, allattati da una lupa, e nessuno poteva sapere chi fosse l’erede legittimo del padre. Eteocle e Polinice erano gemelli: sempre in lotta, non riescono mai a riconciliarsi, giungendo a uccidersi a vicenda nello stesso momento. I Dioscuri, Castore e Polluce, pure erano gemelli. Identità e la differenza hanno sempre la tendenza a sprofondare nella reciprocità, nell’indifferenziato. La gemellarità rimanda alla reciprocità del conflitto. Li si teme per il pericolo che costituiscono per la madre, sia durante la gestazione che all’atto del parto, almeno per restare alla tradizione e all’esperienza degli antichi. E non solo sul piano simbolico, ma anche su quello reale si può prevedere che i gemelli si trovino in una situazione di rivalità, a partire dall’allattamento e per tutta l’infanzia a venire.

Le “cause” della gravidanza gemellare

La letteratura scientifica stima la probabilità di una gravidanza gemellare a 1/80, e determina che tale frequenza si riduca in maniera esponenziale con l’aumentare del numero degli embrioni.
I gemelli possono nascere da un unico ovulo e un unico spermatozoo (monozigoti o “gemelli identici”) che si sdoppia in fase molto incipiente, oppure da due ovuli fecondati da due spermatozoi (dizigoti o “gemelli fratelli”). Si ritiene che la scissione dello zigote nelle primissime fasi dello sviluppo sia un fenomeno casuale, e questo spiegherebbe come la frequenza delle nascite di gemelli monozigoti (circa 4 ogni 1.000 nati), sia pressoché costante nel tempo e nelle varie popolazioni.

Quindi ripetiamo: i gemelli monozigoti condividono il 100% del patrimonio genetico, sesso, gruppo sanguigno, fenotipo, etc. I gemelli dizigoti condividono il 50% del genoma, quindi hanno la stessa possibilità di somigliarsi che caratterizza tutti i fratelli nati dagli stessi genitori in ogni altro momento.

Oltre alla zigosità, che si riferisce al tipo di concepimento, a definire il tipo di gemellarità c’è anche il tipo di placentazione (corionicità). La diagnosi di corionicità è importante per la stratificazione del rischio perinatale e per la programmazione della sorveglianza ostetrica.  In particolare, la gravidanza gemellare monocoriale (i gemelli condividono una sola placenta) comporta un rischio di complicanze maggiore di quella bicoriale (ogni gemello ha la sua propria placenta). Inoltre, i bimbi possono o meno condividere il sacco amniotico. Ecco quindi tutte le possibilità di gravidanza gemellare:

bicoriale biamniotica, quando ciascun gemello ha la propria placenta e il proprio sacco amniotico;

monocoriale biamniotica, quando ciascun gemello ha il proprio sacco amniotico, ma entrambi i gemelli condividono la stessa placenta;

monocoriale monoamniotica, quando entrambi i gemelli condividono la stessa placenta e lo stesso sacco amniotico.

 

La gemellarità ha sicuramente una componente ereditaria: questo spiegherebbe sia la ricorrenza di nascite gemellari in alcune famiglie che la differente frequenza di parti gemellari tra le diverse etnie. Ad esempio il tasso di gemellarità è più alto tra le popolazioni africane e più basso tra quelle asiatiche, mentre le popolazioni caucasiche (a cui appartengono gli europei) si trovano nel mezzo. Però per logica se ne deriva pure che la componente ereditaria dovrebbe interessare solo i gemelli dizigoti, giacché la nascita di gemelli monozigoti non varia al variare delle popolazioni.

Recentemente sono stati pubblicati sull’American Journal of Human Genetics i risultati di una ricerca che ha messo a confronto il DNA di madri di gemelli dizigoti, di madri di gemelli monozigoti (tutti concepiti senza l’aiuto di trattamenti) e di madri di non gemelli. La ricerca ha individuato due varianti genetiche che compaiono più spesso nelle madri di gemelli dizigoti e che hanno a che fare con la produzione dell’ormone che stimola la maturazione dei follicoli nelle ovaie femminili, e che può avere un ruolo nel rilascio di più ovociti. Questo confermerebbe una componente ereditaria per quel che riguarda i gemelli dizigoti, e legata alla genetica della mamma.

Gravidanza gemellare e fecondazione assistita

A partire dal 1975 si è osservato un aumento dell’incidenza delle gravidanze multiple in vari Paesi.

Tale fenomeno può essere correlato a vari fattori. In primo luogo, la gravidanza gemellare è più frequente nelle donne di età superiore ai 35 anni, e sappiamo che l’età della gravidanza, specie nei Paesi Occidentali, tende a essere sempre più procrastinata. In secondo luogo, certamente incide il far ricorso a trattamenti per la fertilità di coppia.

Contrariamente a quanto ritenuto dall’opinione pubblica, la maggior parte delle gravidanze gemellari iatrogene (dovute cioè a trattamento medico) è conseguente alla semplice induzione dell’ovulazione e non all’impiego di tecniche di riproduzione assistita. Inoltre, la fertilizzazione in vitro seguita da FIVET (l’embrione “concepito” in provetta viene trasferito nell’utero per essere impiantato) attua un discreto controllo dei fattori di rischio di gravidanza multipla). Al contrario, l’induzione dell’ovulazione o della superovulazione (la produzione di un numero di ovociti maggiore rispetto al normale) non seguite da pick-up ovocitario presentano sempre, almeno in teoria, un rischio incontrollabile di gravidanza plurima che si pone oggi al centro dell’attenzione degli operatori per via dei problemi di ordine ginecologico, ostetrico, etico ed economico che ne derivano.